Claudio Durigon, Senatore della Repubblica, padre di Andrea, Annalisa e Leonardo, con un passato importante da sindacalista è stato sottosegretario di Stato nei Governi Conte e Draghi e lo è attualmente al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Vicino alla gente e sempre tra la gente, è un punto di riferimento nazionale e, segnatamente, nel territorio pontino. Profittando della sua consueta disponibilità e passione per i temi politici ho avuto modo di raccoglierne l’opinione su argomenti di primo piano nell’agenda politica italiana.
Cosa l’ha spinta a scegliere la carriera politica e quando è nata la passione per la stessa?
Fin da ragazzo ho imparato a mettere al centro le persone. In ogni aspetto della vita penso sia importante ricordarsi che davanti a noi ci sono degli individui con una loro storia, una loro personalità e delle loro motivazioni. Da queste considerazioni è nato il mio rapporto con il sindacato, che reputo fondamentale per l’equilibrio sociale e per la crescita del Paese. Stare nel sindacato mi ha insegnato il dialogo e l’arte del compromesso, oltre alla capacità di riuscire a trovare la strada giusta per mettere insieme gli interessi di tutti. Da quell’esperienza lì, il salto in politica è stato naturale: non c’è un ruolo dove si possa incidere di più nella vita delle persone. Fare il politico è una responsabilità importante ma anche un privilegio. Cerco di non dimenticare mai questi due aspetti.
Perché ha scelto la Lega?
Ho scelto la Lega perché è il partito dei territori. Nel progetto di partito nazionale che ha lanciato Matteo Salvini ho visto la capacità di un uomo di mettere al centro della sua azione politica le persone. I territori sono sempre stati il bacino da cui la politica attinge forza e classe dirigente: nessuno, in questo, è più forte della Lega. Bisognava solo portare questa consapevolezza su tutto il territorio nazionale. Una politica che si avvicina ai cittadini, responsabilizzando gli amministratori locali e rendendoli figure centrali: loro conoscono meglio di chiunque altro i problemi delle persone. È un modello che, per la Lega, ha funzionato benissimo a tutti i livelli di Governo anche grazie ad un partito strutturato, che sa premiare il lavoro e il merito. Questo ha fatto sì che una classe dirigente preparata fosse messa a disposizione dei cittadini.
Cosa avrebbe fatto se non avesse fatto politica?
Avrei sicuramente continuato il sindacato: la politica è stata la realizzazione di un percorso che già mi dava grandi soddisfazioni. Avrei sicuramente continuato quel percorso.

Quali sono le principali iniziative, come Sottosegretario di Stato, che sta promuovendo presso il Ministero del Lavoro e quali criticità sta incontrando nel portarle avanti?
Il nostro obiettivo di legislatura è superare la legge Fornero. Credo fortemente che abbiamo bisogno di cambiare la mentalità degli italiani: da un lato non possiamo pensare che si possa lavorare per sempre, dall’altro ognuno deve investire sul proprio futuro. La previdenza complementare, in questo, può rappresentare un’arma fondamentale per riuscire a coniugare sostenibilità ed efficienza del sistema previdenziale, nell’ottica di restituire dignità a chi ha lavorato una vita e consistenza al reddito pensionistico.
Riguardo al “riarmo”, di cui tanto si parla in questi giorni, la posizione politica del suo partito è nettamente diversa rispetto a quella degli altri partiti della maggioranza, come si può superare questa divergenza?
Ci sono alcune distanze, è vero, ma questo fa parte della politica. Siamo una coalizione, non un partito unico: è normale che su certi temi non la si pensi allo stesso modo. Abbiamo già trovato una quadra quando la scorsa settimana abbiamo approvato la risoluzione in aula in vista del Consiglio Europeo. Il resto sono ricostruzioni giornalistiche che hanno poco a che fare con la realtà.
Come valuta le attuali strategie di politica estera italiane e quale ruolo ritiene che la Lega possa svolgere per rafforzare i rapporti internazionali, in particolare con gli Stati Uniti, rispetto alla linea seguita dal ministro Tajani?
La Lega ha dimostrato di avere ottimi rapporti con gli Stati Uniti. Trump ha riportato gli USA ad essere determinanti e attivi sullo scenario geopolitico: la Lega in questo può aiutare l’Italia a giocare una partita importante per l’Europa. Non c’è una vera distanza con la linea adottata da Tajani, anche perché è la linea adottata da tutto il Governo. Semmai è necessario che l’Europa si unisca per rinsaldare l’alleanza con uno storico alleato come gli Stati Uniti. Insieme rappresentiamo i valori di libertà e democrazia che guidano il mondo occidentale.
Come ritiene che il ponte sullo Stretto possa influenzare lo sviluppo economico e infrastrutturale del Sud Italia, quali strategie si stanno pianificando per garantire la sostenibilità ambientale del progetto?
Il Ponte sullo Stretto non è solo una grande infrastruttura che genera lavoro e ricchezza nella sua realizzazione, è anche il segnale di un’Italia che crede in sé stessa. Che crede che nulla sia impossibile. Voglio credere che, anche in un Paese dove tutto sembra complicato, si possono fara grandi cose. Creerà continuità territoriale e renderà la Sicilia il porto d’Europa, per una rinnovata centralità nel Mediterraneo, sia politica che economica. Al Sud non sono mai mancati i soldi, sono mancati i progetti e la volontà di realizzarli. Noi vogliamo realizzare il progetto più grande di tutti, per dare slancio ad una parte di paese che ha potenzialità enormi ancora inespresse.
Quali sono i principali vantaggi che la flat tax, così come proposta dalla Lega, potrebbe offrire alle famiglie a basso e medio reddito e a quali misure avete pensato per garantire la sostenibilità finanziaria del sistema nel lungo termine?
C’è l’idea che meno tasse significhi necessariamente debito. In realtà, il debito si abbatte con la crescita e la crescita è realizzazione di ricchezza. Con la flat tax vogliamo dare ordine ad un sistema tributario inutilmente complesso, che genera errori e contenziosi. Vogliamo liberare ricchezze per permettere ai cittadini di investire in progetti che possano creare valore aggiunto e lavoro.
Qual è il suo rapporto personale con Salvini?
Ottimo, con Matteo ci capiamo al volo su tutto. Lui si fida molto di me e lo ringrazio di questa fiducia. Ogni giorno lavoro per far sì che il suo progetto, quella visione che mi ha convinto fin dal primo giorno, diventi realtà.
L’intervista volge al termine, direi che possiamo passare dal “Lei” all’abituale “Tu” e toccare due aspetti a cui tengo molto: il calcio e Minturno. Due parole, dunque, sul Milan e sui nostri fraterni e comuni amici Massimo Moni e Nicolò Graziano.
Di Milan forse è meglio non parlare…è un ciclo, a volte basta solo la persona giusta al posto giusto per ottenere grandi risultati da tutto il gruppo. Così come lo sono Massimo e Nicolò, due elementi centrali della Lega in tutto l’Agro Pontino. È casa mia e la conosco bene. So che loro due possono dare tanto ad una comunità che mi sta molto a cuore. Hanno tutte le carte per riuscirci.